1:58pm
10th December 2009
silent shout sagt: tu sei Jim e io sono Will
Guarda, pensò. Will corre perché gli piace correre. Jim corre perché vede qualcosa davanti a sé. Eppure, stranamente, corrono insieme. Qual è la spiegazione, si chiese, mentre si muoveva nella biblioteca, spegnendo le luci, spegnendo le luci, spegnendo le luci, è tutta nei ghirigori sui nostri pollici, sulle nostre di¬ta? Perché certe persone sono tutte come le zampe delle ca¬vallette, tutte antenne vibranti, un grande ganglio, e conti¬nuano e-ternamente ad annodarsi e a riannodarsi? Ardono in una fornace per tutta la vita, sudano le proprie labbra, e fan¬no risplendere i loro occhi e cominciano così dalla culla. Gli amici sparuti e famelici di Cesare. Divorano le tenebre, che esistono e respirano.
E così è Jim: tutto ortiche.
E Will? Oh, lui è l’ultima pesca, alta su un albero estivo. Certi bambini passano e ti viene da piangere, quando li ve¬di. Hanno l’aspetto buono, senti che sono buoni, sono buo¬ni. Oh, non che non cedano qualche volta alla tentazione di rubare un temperamatite da pochi soldi: non è questo. È che, sai, quando li vedi passare, sai che saranno così per tut¬ta la vita; verranno feriti, colpiti, pugnalati, e si chiederanno sempre perché questo accade, perché questo accade a loro.
Ma Jim sa ciò che succede, attende che succeda, lo vede cominciare, lo vede finire, si lecca le ferite che aveva previ¬sto, e non chiede mai perché: lui sa. Lui ha sempre saputo. Qualcuno lo sapeva, prima di lui, tanto tempo fa, qualcuno che aveva lupi per animali domestici, e leoni per interlocu¬tori notturni. Diavolo, Jim non lo sa consapevolmente, con il suo cervello. Ma il suo corpo lo sa. E mentre Will mette una benda alla sua ultima ferita, Jim schiva il colpo definitivo che deve venire, inevitabilmente.
E così vanno; Jim corre più lentamente per restare con Will e Will corre più veloce per restare con Jim.